A.
Bressi,
I santi Floro e Lauro
Chi era questo s. Floro che viene
rappresentato nell’arte della Russia, della Cappadocia, della Sicilia,
della Svezia, che è pure ricordato da Tolstoj nel suo romanzo Guerra e pace, che anche oggi in
un santuario presso Mosca è invocato come protettore dei cavalli? Queste
domande devono far capire che Floro, assieme al fratello gemello Lauro,
non è solamente il santo protettore di un paese in provincia di Catanzaro,
ma è pure uno dei santi più amati delle chiese
orientali.
Questo libro realizza i sogni di un
calabrese, che già da piccolo coltivava l’ambizione di pubblicare uno
studio sui santi gemelli. E’ uno studio che lo coinvolse nel mondo
dell’iconografia bizantina, dell’agiografia e della liturgia greca e
paleoslava.
Nel prendere in considerazione
l’elaborato mi sono reso conto che l’opera meritava di essere portata a
termine, dopo aver constatato la mole del materiale raccolto dall’autore
nelle chiese, nei monasteri e negli archivi di tutto il mondo. La
collaborazione del dr. Gaga Shugaia (Tblisi), ha permesso la traduzione di
scritti in lingue slave e inoltre l’introduzione di un commentario
liturgico. Ho voluto aggiungere la mia competenza di grecista, in quello
che sarebbe diventato un lavoro interessante.
Il libro si divide in cinque parti.
La prima
parte tratta dei manoscritti e non pretende di essere uno studio
esaustivo, ma si limita alla traduzione della Vita che si trova nel
Sinassario costantinopolitano e di tre recensioni diverse della Vita del
Menologio. Il manoscritto Benaki 141 (X sec.) è mutilo della fine e inizia
direttamente con la vita dei santi. Pure essendo già pubblicato, qui si
traduce per la prima volta. I due manoscritti vaticani, Vat. gr. 1671 (X sec.) e il Vat. gr. 821 (XI-XII sec.) sono
completi ed inediti. Il testo dei tre manoscritti è fondamentalmente
uguale, anche se presenta parecchie varianti formali. I due manoscritti
Vaticani iniziano con una introduzione esortativa che presenta i santi ai
monaci come modello di vita cristiana. Il testo 1671 riporta l’esortazione
di s. Paolo a pregare ininterrottamente. Floro e Lauro appaiono come
santi, che pur dediti al lavoro non abbandonano mai la preghiera, e il Vat. gr. 821 aggiunge che
qualsiasi vita vissuta bene conduce alla perfezione. Floro e Lauro quindi
sono modelli della vita che si realizza nel
martirio.
La seconda è una critica agiografica,
che discute il tempo e il luogo della vita e del martirio dei santi.
Permette una precisazione cronologica: i santi Floro e Lauro affrontano il
martirio sotto l’imperatore Adriano (II sec.), ma purtroppo la conoscenza
storica degli autori delle varie redazioni della Vita dei santi sembra
molto imperfetta: per loro il personaggio di Alessio, vivo al tempo di
Adriano, rimase in vita fino al tempo di Costantino, un periodo di quasi
duecento anni! Si può supporre che questo errore sia dovuto ad una
identificazione errata dell’imperatore Licinio. Questi non era, come vuole
il nostro autore, il rivale di Costantino, ma un principe locale del tempo
di Adriano.
La terza parte si sofferma sul
culto dei santi. Si parla di San Floro, un paese della Calabria, e di
luoghi russi, dove i santi sono venerati come protettori dei
cavalli.
La quarta parte si compone di tre
elementi:
a) l’ufficiatura del 18 agosto della
Chiesa bizantina;
b) l’ufficiatura della festa dei
santi Floro e Lauro della chiesa di s. Floro nel paese omonimo in
Grecia;
c) il canone di
Germano.
La seconda ufficiatura è molto più
lunga della prima in quanto contiene diversi tropari nonché un intero
canone dedicato ai santi. Allo stesso tempo l’ufficiatura particolare,
inserendo nuovi elementi nella liturgia, ne omette alcuni che fanno parte
dell’ufficiatura universale.
La quinta parte è
iconografica. Si riproducono e si discutono tutte le immagini dei santi,
che si è riusciti a scoprire.
Non si scrive
questo libro per soddisfare solamente una curiosità di erudizione, nemmeno
per scopi di patriottismo locale, bensì perché pure oggi questi santi
rimangono un modello per il popolo cristiano. Vissero in un mondo pagano,
ma non sacrificarono la loro fede per ottenere un successo mondano.
Sacrificarono tutto, compresa la propria vita, per raggiungere quell’unico
bene che è Gesù Cristo. Le minacce odierne che il cristiano deve
affrontare non sono più fornaci e pozzi, sono molto più sottili, molto più
pericolose e non possono essere vinte una volta per sempre come avvenne
per i santi Floro e Lauro e i loro compagni, che vinsero la morte nel
fuoco e nell’acqua.
Speriamo che quest’opera
sia il primo passo di uno studio più scientifico e che tali santi siano
presi più in considerazione da parte degli studiosi e anche dei
fedeli.
Ci auguriamo che questo libro non sia
per il lettore solamente un’occasione di piacere culturale, ma anche uno
strumento per approfondire la propria fede per mezzo della vita, della
morte e dell’esempio dei santi Floro e Lauro. Oltre alla conoscenza del
santo, quest’opera mira a far conoscere anche il paese di San Floro, per
il quale la presenza invisibile del suo santo è come il cuore non visto
che batte nel petto, ma che dà vita al corpo.
La cultura è la firma di una civiltà. Questo paese orgogliosamente si
firma: San Floro!
Silvano
Votto S.
J.
Pontificio
Istituto Biblico - Roma